{"id":1380,"date":"2022-01-04T13:58:47","date_gmt":"2022-01-04T13:58:47","guid":{"rendered":"https:\/\/universitaesicurezza.it\/?p=1380"},"modified":"2022-01-07T19:08:12","modified_gmt":"2022-01-07T19:08:12","slug":"il-telescopio-james-webb-e-quellidea-nata-alluniversita-di-bologna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/universitaesicurezza.it\/?p=1380","title":{"rendered":"Il telescopio James Webb e quell\u2019idea nata all\u2019Universit\u00e0 di Bologna"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\">Il James Webb Space Telescope sar\u00e0 il primo telescopio orbitale con uno specchio a tasselli: una tecnologia sviluppata per la prima volta dall\u2019astronomo Guido Horn d\u2019Arturo all\u2019Osservatorio Astronomico di Bologna. Il primo prototipo, completato nel 1952, si pu\u00f2 osservare ancora oggi al Museo della Specola del Sistema Museale di Ateneo.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un\u2019idea nata e sviluppata settant\u2019anni fa all\u2019Universit\u00e0 di Bologna alla base del James Webb Space Telescope, il rivoluzionario telescopio nato da una collaborazione tra le agenzie spaziali di Europa (ESA), Stati Uniti (NASA) e Canada (CSA) che sta per essere lanciato in orbita a bordo del razzo Ariane 5 dallo spazioporto europeo di Kourou, nella Guyana Francese.<\/p>\n\n\n\n<p>Il grande specchio del nuovo telescopio ha un diametro di 6,5 metri, molto maggiore di quello del suo &#8220;fratello minore&#8221;, lo Hubble Space Telescope, che misura solo 2,4 metri. Con una differenza sostanziale: lo specchio del telescopio Hubble \u00e8 composto da un pezzo unico, mentre quello del James Webb Space Telescope \u00e8 formato da 18 tasselli esagonali che unendosi tra loro come in un mosaico vanno a ricomporre la superficie riflettente.<\/p>\n\n\n\n<p>A ipotizzare e mettere in pratica per la prima volta questa soluzione modulare \u2013 che permetter\u00e0 di trasportare nello spazio, ripiegandola su s\u00e9 stessa, una struttura tanto imponente \u2013 fu Guido Horn d\u2019Arturo, astronomo e intellettuale triestino che cento anni fa, nel 1921, fu chiamato a dirigere l\u2019Osservatorio Astronomico di Bologna, dove oggi sorge il Museo della Specola del Sistema Museale di Ateneo.<\/p>\n\n\n\n<p>E proprio all\u2019interno della Specola di Bologna si trova ancora oggi, esattamente nel luogo in cui lo mise Guido Horn, lo specchio a tasselli esagonali che complet\u00f2 nel 1952 e che utilizz\u00f2 per realizzare migliaia di osservazioni astronomiche, testimoniate da una collezione di 17.000 lastre fotografiche.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"640\" height=\"454\" src=\"https:\/\/universitaesicurezza.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Articolo-Specchio.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1381\" srcset=\"https:\/\/universitaesicurezza.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Articolo-Specchio.jpg 640w, https:\/\/universitaesicurezza.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Articolo-Specchio-300x213.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><figcaption><em>Lo specchio a tasselli costruito da Guido Horn d&#8217;Arturo all&#8217;Osservatorio Astronomico di Bologna<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>\u201cL\u2019idea nacque dopo il 1931, quando fu annunciato il progetto di un telescopio sul monte Palomar, in California, il cui specchio sarebbe stato il pi\u00f9 grande del mondo, composto da un pezzo unico con un diametro di 5 metri: Guido Horn d\u2019Arturo cap\u00ec subito che si trattava dell\u2019ultima impresa di un\u2019epoca al tramonto\u201d, spiega Paola Focardi, ricercatrice al Dipartimento di Fisica e Astronomia \u201cAugusto Righi\u201d dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna e coordinatrice scientifica del Museo della Specola. \u201cLa soluzione che Guido Horn ide\u00f2 per superare quel modello era basata su una serie di specchi pi\u00f9 piccoli che potessero unirsi a formare la struttura completa, come i tasselli di un mosaico, e per provarne la fattibilit\u00e0 si mise subito al lavoro all\u2019Osservatorio Astronomico di Bologna\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Non fu un\u2019impresa facile. Oltre alle tante difficolt\u00e0 pratiche e alle incomprensioni della comunit\u00e0 scientifica dell\u2019epoca, il progetto fu fermato bruscamente anche dalle leggi razziali, che costrinsero Guido Horn d\u2019Arturo ad allontanarsi dall\u2019universit\u00e0 dal 1938 al 1945. L\u2019impresa fu completata solo nel 1952 e il risultato \u00e8 lo specchio a tasselli che si pu\u00f2 vedere ancora oggi al Museo della Specola.<\/p>\n\n\n\n<p>Il grande specchio montato sul James Webb Space Telescope riprende ora quell\u2019idea realizzata per la prima volta settant\u2019anni fa, e la porta in orbita. I 18 tasselli esagonali sono stati ripiegati per poter entrare nel razzo Ariane 5, ma due settimane dopo il lancio, una volta in orbita, il telescopio comincer\u00e0 a prendere forma. Dopo che saranno stati spiegati i diversi strati dello scudo termico, i tasselli si apriranno e si congiungeranno per ricomporre la struttura finale.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre Hubble osserva l\u2019universo con uno specchio di 2,4 metri di diametro e a circa 400 chilometri di distanza dalla Terra, il telescopio James Webb avr\u00e0 cos\u00ec a disposizione uno specchio di 6,5 metri di diametro e orbiter\u00e0 a oltre 1,5 milioni di chilometri dal nostro pianeta: una combinazione di elementi che ci permetter\u00e0 di fare grandi passi avanti nella comprensione dell\u2019universo.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Il James Webb Space Telescope \u00e8 atteso con grande trepidazione perch\u00e9 consentir\u00e0 di ampliare in tutte le direzioni l&#8217;orizzonte cosmico fino ad oggi conosciuto&#8221;, spiega Andrea Cimatti, direttore del Dipartimento di Fisica e Astronomia &#8220;Augusto Righi&#8221; dell\u2019Alma Mater. &#8220;La sua potenza permetter\u00e0 di vedere per la prima volta la fase misteriosa in cui l&#8217;Universo pass\u00f2 dal buio pi\u00f9 completo alla luce delle primissime stelle. Inoltre, grazie alla sofisticata strumentazione a bordo, sar\u00e0 possibile studiare pianeti, stelle e galassie con un livello di dettaglio mai raggiunto prima. Stiamo per assistere a un cambiamento epocale della nostra conoscenza, analogo a quando Galileo per la prima volta osserv\u00f2 il cielo con un telescopio&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Con il James Webb Space Telescope sar\u00e0 infatti possibile osservare per la prima volta lontanissime stelle e galassie nel momento in cui si stanno formando, a soli 200 milioni di anni dopo il Big Bang. Questi sistemi cos\u00ec lontani da noi nel tempo e nello spazio sono rimasti fino ad oggi al di fuori dal campo di indagine di Hubble perch\u00e9, oltre ad essere molto debole, la radiazione da loro emessa viene spostata dalla banda visibile a quella infrarossa. Il telescopio James Webb, sar\u00e0 quindi una \u2018macchina del tempo con visore infrarosso\u2019 capace per la prima volta di abbattere questa barriera.<\/p>\n\n\n\n<p>Non solo: guardando all&#8217;universo pi\u00f9 vicino a noi, le osservazioni in banda infrarossa del nuovo telescopio saranno cruciali per poter vedere attraverso le enormi nubi di polvere dove si formano le stelle e i sistemi planetari. E James Webb osserver\u00e0 anche per la prima volta, con dettagli mai ottenuti prima, la composizione delle atmosfere nei pianeti extrasolari, da cui potrebbero arrivare i primi segni della presenza di vita extraterrestre.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto questo anche grazie all\u2019idea ideata e sviluppata all\u2019Universit\u00e0 di Bologna da Guido Horn d\u2019Arturo. Il quale, nella sua mente visionaria, aveva gi\u00e0 immaginato l\u2019arrivo del James Webb Space Telescope. In un articolo pubblicato nel 1966 sulla rivista Coelum, infatti, scriveva: &#8220;L\u2019impossibilit\u00e0 di ottenere immagini meglio definite, finch\u00e9 si rimane dentro l\u2019atmosfera, spinge l\u2019astronomo a portare i mezzi ottici fuori dell\u2019atmosfera. Essendo uno degli ostacoli il gran peso dello specchio, si finisce per ricorrere allo specchio a tasselli che con il piccolo spessore di ciascun tassello permette di ottenere grandi superfici riflettenti relativamente poco pesanti\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il James Webb Space Telescope sar\u00e0 il primo telescopio orbitale con uno specchio a tasselli:<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1382,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[234],"tags":[],"class_list":["post-1380","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-dagli-atenei"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/universitaesicurezza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1380","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/universitaesicurezza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/universitaesicurezza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/universitaesicurezza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/universitaesicurezza.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1380"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/universitaesicurezza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1380\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1383,"href":"https:\/\/universitaesicurezza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1380\/revisions\/1383"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/universitaesicurezza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1382"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/universitaesicurezza.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1380"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/universitaesicurezza.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1380"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/universitaesicurezza.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1380"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}