{"id":926,"date":"2020-03-27T17:16:38","date_gmt":"2020-03-27T17:16:38","guid":{"rendered":"http:\/\/universitaesicurezza.it\/?p=926"},"modified":"2020-03-27T17:16:40","modified_gmt":"2020-03-27T17:16:40","slug":"fegati-per-trapianti-raffreddati-ma-non-congelati-cosi-durano-oltre-24-ore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/universitaesicurezza.it\/?p=926","title":{"rendered":"Fegati per trapianti raffreddati, ma non congelati: cos\u00ec durano oltre 24 ore"},"content":{"rendered":"\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><em>In futuro gli organi dei donatori potranno essere conservati in una sorta di animazione sospesa: portati a temperature sotto lo zero senza che congelino, per estendere la loro finestra di disponibilit\u00e0<\/em><\/h4>\n\n\n\n<p>Un gruppo di medici dell&#8217;Harvard Medical School \u00e8 riuscito a portare tre fegati umani a temperature al di sotto dello zero, per poi riscaldarli attraverso l&#8217;infusione di sangue. Gli organi tenuti in questa sorta di ibernazione provvisoria sono risultati ancora in buono stato dopo 27 ore, quasi un giorno in pi\u00f9 rispetto alla normale &#8220;resistenza&#8221; di un fegato da trapianto fuori dal corpo. Il risultato \u00e8 stato ottenuto grazie a una tecnica detta di super-raffreddamento, ora descritta su Nature Biotechnology.<\/p>\n\n\n\n<p>UNA CORSA CONTRO IL TEMPO. L&#8217;esperimento si inserisce in un filone di ricerche volte ad estendere la vita utile degli organi salvavita. Un fegato umano appena espiantato deve essere conservato fuori dal corpo a una temperatura di 4 \u00b0C e trapiantato entro al massimo 12 ore prima che si danneggi irrimediabilmente. Prolungare questa finestra di tempo garantirebbe di gestire meglio trasporti e interventi. In Italia nel 2018 erano 8861 le persone in attesa di un trapianto (in 990 aspettavano un fegato). I tempi medi di attesa per un trapianto di fegato sono di 1,6 anni [dati AIDO].<\/p>\n\n\n\n<p>IN LETARGO. Il super-raffreddamento permette di portare l&#8217;organo a una temperatura di -4 \u00b0C senza congelarlo. Nei fegati \u00e8 stata pompata una soluzione capace di abbassare il punto di congelamento, mentre l&#8217;aria presente nelle sacche di conservazione veniva rimossa. Queste operazioni hanno permesso di evitare la formazione di cristalli di ghiaccio nei punti di contatto tra aria e liquidi &#8211; un fenomeno che avrebbe danneggiato i tessuti in modo definitivo.<br>\nGli organi sono rimasti in uno stato di animazione sospesa che rallenta ogni processo biologico e che ha evitato il deterioramento. Lo stress del &#8220;risveglio&#8221; e di un eventuale trapianto \u00e8 stato poi simulato irrorando negli organi sangue umano &#8220;caldo&#8221;, alla temperatura corporea. La tecnica \u00e8 stata testata su tre fegati umani resi disponibili per il trapianto ma in condizioni non abbastanza buone per essere donati a un paziente. Lo stesso metodo aveva in precedenza dato buoni risultati sui fegati di ratto, ma quelli umani sono circa 200 volte pi\u00f9 grandi, e raffreddarli \u00e8 molto pi\u00f9 complicato.<\/p>\n\n\n\n<p>NUOVE FRONTIERE. Il prossimo passo sar\u00e0 prolungare la resistenza degli organi super-raffreddati fino a un giorno e mezzo: non essendo congelati, non possono infatti essere tenuti sotto lo zero per un tempo indefinito. La tecnica potrebbe essere testata anche su altri organi da trapianto come cuori e reni (ma non sui polmoni, che sono pieni d&#8217;aria). Il freddo non \u00e8 l&#8217;unico metodo per conservare i tessuti dei donatori: anche i sistemi circolatori artificiali hanno dato, di recente, risultati promettenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In futuro gli organi dei donatori potranno essere conservati in una sorta di animazione sospesa:<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":927,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[27],"tags":[],"class_list":["post-926","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-ricerca-scientifica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/universitaesicurezza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/926","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/universitaesicurezza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/universitaesicurezza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/universitaesicurezza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/universitaesicurezza.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=926"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/universitaesicurezza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/926\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":928,"href":"https:\/\/universitaesicurezza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/926\/revisions\/928"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/universitaesicurezza.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/927"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/universitaesicurezza.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=926"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/universitaesicurezza.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=926"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/universitaesicurezza.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=926"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}